DISTURBO DELLO
SPETTRO AUTISTICO

Di cosa si tratta?

Il disturbo dello spettro autistico è una sindrome comportamentale con esordio nei primi tre anni di vita, che presenta un’espressività clinica variabile fra soggetto e soggetto.
Nonostante la variabilità clinico-espressiva del quadro patologico, il disturbo dello spettro autistico prevede un set di comportamenti ascrivibili alle tre aree di maggior compromissione:

INTERAZIONE SOCIALE E RELAZIONE

Comunicazione

Flessibilità dei processi di Pensiero

Inoltre, secondo il DSM-V (Manuale diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), per formulare diagnosi di DISTURBO DELLO SPETTRO AUTISTICO, deve essere rilevata la presenza di stereotipie (motorie e/o verbali).

Quali sono i campanelli d'allarme?

Osservando le tre macroaree di compromissione del bambino, è opportuno rilevare quali possono essere i campanelli di allarme che possono attivare i genitori nel rivolgersi ad uno specialista.
Per quanto riguarda l’area della relazione sociale e della comunicazione si possono osservare:

  • Scarso coinvolgimento dell’altro.
  • Disinteresse nello stabilire relazione tra pari.
  • Gioco isolato.
  • Scarso utilizzo di sguardo con finalità relazionali e/o sguardo sfuggente.
  • Rifiuto del contatto corporeo e posture chiuse alla relazione.
  • Utilizzo strumentale dell’adulto.
  • Modalità relazionali bizzarre.
  • Difficoltà di adattamento ambientale e scarsa tolleranza alla frustrazione.
  • Scarsa finalità nelle azioni, nei gesti e nella comunicazione.
  • Regressione del linguaggio.
  • Linguaggio stereotipato con prosodia fissa.
  • Difficoltà linguistiche e di comprensione.

L’altro nucleo disfunzionale riguarda la presenza di rigidità dei processi mentali che si traduce in una serie di comportamenti atipici.
Spesso, infatti, i bambini con autismo presentano:

  • Movimenti, utilizzo di oggetti rigidi e stereotipati e ripetitivi (dondolarsi, girare su sè stessi, sfarfallare con le mani, far roteare gli oggetti).
  • Insistenza nella sameness, ovvero bisogno di immutabilità dell’ambiente.
  • Interessi limitati o fissazioni per particolari (osservare l’acqua che scorre, la lavatrice in funzione, perimetrare le pareti).
  • Ipo o iper-sensibilità agli stimoli sensoriali (camminare sulle punte, assumere posture bizzarre, leccare, annusare, ricerca di rumori forti).

Cosa si può fare?

Il genitore, qualora dovesse riscontrare nel proprio bambino comportamenti ascrivibili al quadro clinico, deve rivolgersi ad uno specialista. Generalmente, si esegue la prima visita neuropsichiatrica o psicologica e successivamente si procede con una valutazione neuropsicomotoria ed, eventualmente, logopedica.

Per avere diagnosi di disturbo dello spettro autistico è necessaria la somministrazione di test specifici quali l’ados, l’adi-R, la son ed altri test standardizzati. Tali test sono applicabili dal sistema sanitario pubblico (UONPIA territoriale e ospedali).

Il coinvolgimento del genitore nel processo di riabilitazione è fondamentale e necessario per un buon risultato del trattamento.

Cosa può fare il TNPEE?

Una volta effettuata una prima visita neuropsichiatrica si opta per una presa in carico neuropsicomotoria.

Il terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva (TNPEE), dopo il periodo di valutazione, imposta un progetto terapeutico individualizzato secondo un approccio neuro evolutivo.

Il TNPEE, utilizzando come strumento di intervento il gioco, favorisce l’interazione sociale e la relazione con un relativo abbassamento dei livelli di isolamento, sostiene l’attenzione condivisa del bambino; favorisce la presenza di scambi comunicativi non verbali e verbali ed, in ultimo, favorisce un ampliamento del repertorio di interessi del bambino.

Questi obiettivi risulteranno declinabili ed attuati con strategie differenti a seconda del profilo di sviluppo del bambino in quel momento della sua esistenza.
Ad oggi si riconosce, inoltre, l’importanza del coinvolgimento attivo del genitore in stanza di terapia con l’impostazione di un trattamento mamma-bambino in cui gli obiettivi non vengono delineato solo tenendo conto del bambino, ma delle modalità di relazione ed interazione della diade.

Questa scelta risulta efficace, specialmente se il bambino è stato preso in carico precocemente, in quanto il genitore risulta essere il destinatario di molti dei messaggi comunicativi e relazionali del bambino.

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